
Il Mar Mediterraneo è da sempre un crocevia fondamentale delle culture mediterranee ed anche grazie alla sua centralità geografica è il luogo ideale per la condivisione dello "spirito mediterraneo" che necessariamente si può e si deve riflettere nella condivisione della conoscenza, sapienza ed esperienza dei popoli.
Il programma Mediterranean Affairs rappresenta una grande opportunità per la crescita e lo sviluppo di questo nuovo continente fluido.
Tematiche importanti ed attuali rientrano nell' "Agenda del Lavori" del programma "Mediterranean Affairs" quali ad esempio la Blue Economy, la Space Economy (settore LEO Low Earth Orbit), la robotica, il management dell'acqua, l'energia sostenibile, l'architettura del Waterfront, lo sviluppo dei Marina Villages, le nuove tecnologie dell' ingegneria sottomarina per la posa dei cavi Internet (e altro), i nuovi collegamenti sottomarini, le infrastrutture moderne dei porti e non ultima l'archeologia di cui il bacino mediterraneo rappresenta un patrimonio culturale dal valore inestimabile.
Non bisogna trascurare l'enorme potenzialità dei territori locali del Sud Europa nella gestione complessa delle relazioni diplomatiche e governative con i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.
Partendo dal presupposto che esiste una potenzialità latente che dovrebbe essere innescato negli Enti Locali dell'Italia e in tutte le nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo per favorire uno sviluppo ed una accelerazione del processo di integrazione ed armonizzazione culturale (maggiore comprensione e dialogo) tra tutti i popoli dell’ Europa, del Mediterraneo e dell' Africa.
Con il delinearsi all'orizzonte di un nuovo scenario geopolitico che coinvolge sicuramente gli Stati, ma influenza principalmente la vita quotidiana di tutti i cittadini sia direttamente che indirettamente, lasciando disorientate molte fasce della popolazione che non riescano a comprendere le complesse dinamiche ed i meccanismi in corso, e che pertanto esigono risposte chiare e convincenti che putroppo non arrivano dal mainstream dei canali televisivi e radiofonici e neanche la conoscenza e sapienza delle varie università riescono a contaminare la società civile nella sua complessità.
Da qui la necessità e la responsabilità sociale e culturale per promuovere la consapevolezza che esiste una domanda di "Democrazia da III Millennio" e che tale nuova visione deve essere velocemente compresa ed acquisita inizialmente dai Primi Cittadini e poi espandersi verso ogni comunità locale.
Per tale motivo gli Enti Locali, debbano impegnarsi in tale compito, prestando particolare attenzione alla sensibilizzazione dei giovani i quali, per primi in questa nuova realtà, sono chiamati ad acquisire tutta una serie di strumenti e di competenze indispensabili per essere presenti da "Protagonisti" nella nuova economia globale.
Inoltre, anche gli adulti devono essere coinvolti in programmi di apprendimento (Long Life Learning) sulla nuova geopolitica e sulla nuova diplomazia culturale del Mar Mediterraneo.
Un tale nuovo approccio deve avvenire senza entrare in una sfera di competenze che non appartiene loro quale quella della politica estera, e senza naturalmente entrare in un conflitto di interessi tra livello politico locale e livello politico centrale.
In questo contesto, stabilire relazioni ed avviare un dialogo con altre aree interdisciplinari è di fondamentale importanza.
Michael E. Porter nel suo libro "Il vantaggio competitivo delle Nazioni" parlava della necessità ed opportunità che ogni Nazione possiede per diventare più competitiva.
Nell'ambito dei territori locali si tratta di edificare una consapevolezza tra i cittadini sulla importanza strategica dei territori locali in un nuovo scenario geopolitico globale. Non può esistere una strategia globale senza considerare i territori locali.
Si tratta in realtà di far evolvere la tradizionale politica dei gemellaggi promossa dagli enti locali, in un contesto più allargato denominato "Macro-Area"
per dare spazio alle nuove strategie geopolitiche di un "Mar Mediterraneo Allargato".
Bisogna guardare oltre i confini comunali con nuovi programmi di allargamento e di capacità di negoziazione internazionale, per stabilire dei collegamenti con le istituzioni e con le Università e il mondo della ricerca, ecc.
EU West Med
>>> https://westmed-initiative.ec.europa.eu/
Parliamentary Assembly of the Mediterranean (PAM)
Committee Euro-Mediterranean Partnership of Local & Regional Authorities
Union for the Mediterranean (UfM)
>>> https://ufmsecretariat.org
Blue Invest Programme
>>> https://blueinvest-community.converve.io
UN Mediterranean Action Plan (MAP)
>>> https://www.unep.org/unepmap/
Plan Bleu
Clima Med
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Questo deve avvenire attraverso l’impegno profuso nella diffusione di maggiori informazioni e nel potenziamento di strumenti di riflessione sulla nuova "Realtà Euro-Mediterranea".
Nel III Millennio, sembra che uno dei nuovi compiti delle istituzioni locali e degli operatori socio-economici sia proprio quello di dare ai cittadini tutti gli spazi ed i mezzi possibili per riuscire a comprendere l'identità dei popoli e le dinamiche della geopolitica.
Nelle dinamiche convulsive delle strategie della geopoltica mondiale attualmente in corso, nessun territorio locale rimane escluso dalle conseguenze e dagli effetti dirompenti di tali scelte.
Ogni decisione di un Governo mondiale incide in maniera profonda nella vita quotidiana di tutti i cittadini.
Essere un Ente Locale, oggi, significa essere uno spazio condiviso per la promozione dei diritti umani universali e svolgere un’azione di sensibilizzazione per promuovere una nuova dimensione di comprensione ed armonia del nuovo mondo.
Tale contesto mira alla convivenza nel rispetto delle diversità e alla promozione del dialogo per meglio comprendere e rimuovere i pregiudizi, i dubbi, le domande (mai fatte) senza risposta, i conflitti interiori degli individui, per poi meglio mitigare quelli esteriori.
Perchè i conflitti esteriori nascono dai conflitti interiori.
Quindi il territorio locale deve essere inteso come una cellula di un organismo vivente molto più vasto (Macro Area).
Stiamo assistendo, indubbiamente, all'emergere di una crescente “domanda” di comprensione delle dinamiche e meccanismi geopolitici in atto.
L' utopia del grande progetto chiamato "Europa" è miseramente fallito.
Il primo ciclo dei vari programmi governativi di rilancio del continente europeo dal dopo guerra sino ad oggi è miseramente fallito.
L'unica forma di unificazione (apparentemente riuscita) dei vari membri dell' Unione Europea è stata quella monetaria dell' "Euro".
Ma ancora manca l'armonizzazione di tutti i sistemi dei 27 paesi membri, dalla sanità alla scuola, senza poi parlare della mancanza (e quasi assenza) di un vero e proprio apparato bellico di difesa europea.
Infine, manca, ancora, una identità unitaria del continente europeo.
Sicuramente ci saranno altri tentativi per rilanciare lo stesso progetto con delle varianti nel prossimo futuro, ma nel frattempo non bisogna dimenticare l'importanza strategica di un "Mediterraneo Allargato" e baricentrico, da millenni, dei valori etici e principi universali dell'uomo.
Lo scopo principale del programma "Mediterranean Affairs" è quello, quindi, di potenziare, rilanciare e difendere l’identità del Mar Mediterraneo, in Europa e nel mondo, nella sua estrema articolata complessità, edificando una nuova “Responsabilità Culturale” tra le istituzioni, i cittadini e tra gli operatori socio-economici in modo da innalzare il livello di consapevolezza del valore intrinseco e nascosto (quindi potenziale) di questa area strategica del mondo.
Per avviare un processo di potenziamento dell' identità della Civiltà Mediterannea bisogna essere pronti non soltanto al cambiamento che è divenuto un fattore costante, ma essere pronti al dialogo, al confronto, all'arte dell'ascolto e alla accettazione della diversità altrui.
Perchè soltanto attraverso l'unione e fratellanza dei popoli del Mar Mediterraneo si possono affrontare e risolvere le sfide e le minacce comuni.
Tra i 22 paesi che si affacciono sul Mar mediterraneo non esistono, però, livelli di sviluppo e di democrazia uguale, ma esistono profonde differenze culturali, religiose, sociali ed economiche.
Negli ultimi anni, inoltre, alcuni paesi hanno avuto una accelerazione economica, mentre altri paesi hanno subito un drastico rallentamento economico e sociale, con un aumento del divario sociale tra le popolazioni.
La fragilità degli Stati, i conflitti, l’insicurezza e le disuguaglianze socio-economiche hanno trasformato l’intera area del Mar Mediterraneo in una delle regioni più vulnerabili del mondo, la cui importanza geostrategica va ben oltre i suoi confini geografici, intensificandone di conseguenza una costante frammentazione e instabilità con ripercussioni su tutta l'economia mondiale.
Non possiamo più relegare ai singoli Governi, tutta la responsabilità e l'arduo compito di affrontare e risolvere questa sfida titanica.
Per rispondere più rapidamente a questa urgente necessità di proteggere il Mediterraneo e per promuovere lo sviluppo socio-economico dell’intera area (Europa ed Africa), il ricorso ad uno strumento come la diplomazia culturale e scientifica per favorire il "Transfer Tech", (skills, competenze e metodologie) potrebbe essere di grande utilità per facilitare il dialogo tra i Paesi che si affacciano su questo mare, per favorire una maggiore comprensione dell'identità culturale dei popoli, diffondere le attività di cooperazione transfrontaliera in un quadro di governance multilivello, per sostenere sia le politiche pubbliche e sia i processi di decisione politica a tutti i livelli (nazionali, regionali e locali) e, soprattutto, per valorizzare le specificità di ciascun Paese in modo da trasformare la debolezza in un punto di forza sul quale agire come leva strategica.
Non bisogna inventare nuovamente la ruota, ma bisogna individuare, intercettare le vulnerabilità e le anomalie del sistema per migliorarle.
Il programma "Mediterranean Affairs" utilizza la diplomazia culturale per avviare un processo di "Armonizzazione" economica, scientifica e tecnologica tra le nazioni dei 3 continenti che si affacciono sul Mar Mediterraneo.
A capo del programma "Mediterranean Affairs" é il Dott. Giuseppe Caristena, nominato dal Boston Global Forum nella persona del suo fondatore Nguyen Anh Tuan.
Il processo di armonizzazione si ispira ai principi e valori universali dell'uomo che indubbiamente possono costituire le basi per una coesistenza armonica dei popoli del Mar Mediterraneo e del mondo intero.
Le attività del programma "Mediterranean Affairs" si svolgono in stretta e perfetta sintonia sia con le rappresentanze diplomatiche Europee ed Africane e sia con gli operatori socio-economici, garantendo un giusto equilibrio paritetico tra le parti e con il massimo rispetto nei confronti della società civile.
Il programma "Mediterranean Affairs" intende contribuire, quindi, sia allo sviluppo innovativo e sostenibile di una nuova zona euro-mediterranea che è diventata strategica grazie alla sua centralità geopolitica e sia alla costruzione di un futuro di coesistenza armonica nel Mar Mediterraneo, basato sulla comprensione reciproca dell'identità del patrimonio culturale di ciascuna nazione.
Ogni nazione, nel corso dei millenni, ha dato un contributo enorme all'edificazione della gloriosa ed affascinante "Civiltà Mediterranea".

Durante il Summit G20 a New Delhi di settembre 2023 è stato infatti annunciato da parte di Stati Uniti, Unione Europea (con Germania, Francia e Italia), Regno Unito, India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti un memorandum of understanding per il lancio di un nuovo Corridoio India-Medio Oriente-Europa.
[The United States is pushing for IMEC as a counter to the Chinese Belt Road Initiative (BRI). However, China already has considerable influence along the proposed route of IMEC.]
Un "continente liquido", così, Fernand Braudel, celebre storico francese della scuola delle Annales, ha definito il Mediterraneo.
Un continente fatto di acqua che bagna tre continenti diversi ed è pesantemente minacciato dagli effetti del cambiamento climatico.
Se è esistita ed esiste un’economia mediterranea, allora esiste anche una bioeconomia mediterranea, saldamente interconnessa al territorio, in grado di costruire un nuovo ponte tra la sponda nord e quella sud, unendo l' Europa con l' Africa, nel segno di uno sviluppo economico diffuso e rispettoso dell’ambiente.
Il concetto di Mediterraneo, travalica il concetto di mare soltanto, esso è stato il teatro della millenaria storia comune di Europa, Asia e Africa e delle tre grandi religioni monoteiste, quindi si può parlare anche della "Memoria dell'Acqua".
Nel passato, le attività socio-economiche del Mediterraneo erano fondamentalmente basate sulle risorse marine e sui servizi marittimi.
Oggi, questa area geografica è divenuta una zona altamente strategica della scacchiera mondiale per i colossi industriali, per gli stakeholders e per i fondi di investimento che hanno tutto l'interesse a dirottare e coinvogliare il maggior flusso finanziario per effettuare mega investimenti (infrastrutture lungo le coste, in alto mare, nei fondali marini ed abissi, ed infine nella zona LEO "Low Earth Orbit") per i prossimi decenni ed esercitare, così, il proprio dominio economico e culturale (Cultural Governance + Cultural Dominance).
Il Mar Mediterraneo é già diventato un protagonista nel nuovo scacchiere geopolitico mondiale.
In un momento di profonda crisi istituzionale a tutti i livelli che ha provocato un effetto di "Democracy Backsliding" con conseguenze erosive, minando le basi della stabilità di Governi e con effetti preoccupanti sulla sicurezza collettiva nazionale e mondiale, risulta ormai evidente anche la crisi delle organizzazioni internazionali - sempre meno efficaci nella loro opera di mediazione - così come l’esistenza di nuove minacce e nuove sfide.
Il Mar Mediterraneo assume in questo momento difficile un ruolo strategico per garantire lo sviluppo ed il progresso del genere umano.
Le regioni meridionali come la Campania, Sicilia, Calabria e Puglia diventano zone strategiche per avvicinare ed unire l' Europa con l' Africa.
Visto la varietà dei portatori di interessi della zona del Mar Mediterraneo, si pone l’obiettivo di non disperdere le esperienze e le competenze acquisite, nei vari settori, nel corso dei decenni dalle varie nazioni, dalle aziende e dai suoi cittadini, cercando di innescare un processo di aggregazione e rigenerazione degli elementi costituenti una nuova visione e modus operandi vincente e competitiva.
Soltanto questi principi e valori universali dell'uomo possono costituire le basi per una coesistenza armonica dei popoli del Mar Mediterraneo.
Inoltre, pur risultando un'impresa ardua ma non impossibile, si vuole diffondere quella cultura del mare e quel pensiero marittimo caratteristici di una Nazione che ha sempre creduto e crede, ancora, nelle politiche del mare e che è consapevole della sua importanza in quanto non si ferma laddove inizia la terraferma, ma la sua energia dirompente si propaga oltre la linea dell'orizzonte, determinando una contaminazione culturale infinita e continua nelle popolazioni del Mar Mediterraneo.
Agenda 2030 - Obiettivo 14:
Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
Gli oceani del mondo – la loro temperatura, la loro composizione chimica, le loro correnti e la loro vita – influenzano i sistemi globali che rendono la Terra un luogo vivibile per il genere umano.
L’acqua piovana, l’acqua che beviamo, il meteo, il clima, le nostre coste, molto del nostro cibo e persino l’ossigeno presente nell’aria che respiriamo sono elementi in definitiva forniti e regolati dal mare.
Nel corso della storia, gli oceani e i mari sono stati e continuano ad essere canali vitali per il commercio ed il trasporto.
Alcuni obiettivi da raggiungere entro il 2030:
Entro il 2030, aumentare i benefici economici dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati, facendo ricorso a un utilizzo più sostenibile delle risorse marine, compresa la gestione sostenibile della pesca, dell’acquacoltura e del turismo.
Aumentare la conoscenza scientifica, sviluppare la capacità di ricerca e di trasmissione della tecnologia marina, tenendo in considerazione i criteri e le linee guida della Commissione Oceanografica Intergovernativa sul Trasferimento di Tecnologia Marina, con lo scopo di migliorare la salute dell’oceano e di aumentare il contributo della biodiversità marina allo sviluppo dei paesi emergenti, in particolar modo dei piccoli stati insulari in via di sviluppo e dei paesi meno sviluppati.
Potenziare la conservazione e l’utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse applicando il diritto internazionale, come riportato nella Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, che fornisce il quadro legale per la conservazione e per l’utilizzo sostenibile degli oceani e delle loro risorse.
Un’attenta gestione di questa fondamentale risorsa globale è alla base di un futuro sostenibile.
Joseph Caristena
